All’Italia servono idee e strategie nuove. Perché a perdere, non sarà solo l’Ilva…

Posted By Daniela Montalbano on Nov 25, 2019 | 0 comments


I FALLIMENTI DELLO STATO IMPRENDITORE: – ILVA E ALITALIA – Lo Stato che vuole fare l’imprenditore, ha poco successo. I casi Ilva e Alitalia lo dimostrano. E il Corriere della Sera, ne fa una pronta analisi partendo dal fatto che Ilva e Alitalia sembrano essere accomunate dallo stesso destino: «Le multinazionali coinvolte sono scettiche sul risanamento e sono riottose a sobbarcarsi le perdite, tanto che tutt’al più parteciperebbero al capitale con piccole quote (100 milioni di Delta in Alitalia, brucabili in pochi mesi) o cercano di uscirne appena possibile (ArcelorMittal da Ilva).
Entrambe sono state curate con un’amministrazione straordinaria speciale, ma «prestiti dello Stato e proroghe hanno oltraggiato i creditori». Il fatto è che «l’intervento pubblico non è mai stato una soluzione, né come imprenditoria di Stato, né per la crescita dell’economia, né per risanare le gestioni aziendali, né per cercare acquirenti». Eppure, «l’opinione pubblica è ferita nell’orgoglio e, di fronte ad Alitalia e allo stabilimento di Taranto, il più grande d’Europa, invoca il ritorno alla politica industriale di un tempo, che dietro slogan enfatici (settore strategico, sinergie pubblico-privato) copriva le perdite con finanza pubblica a debito. La invoca perché non conosce quella più seria che punta alla competitività». A questo punto, meglio fare chiarezza: «I creditori ci rimettono, decine di migliaia di lavoratori rischiano il posto. Il problema non è la politica industriale, è il dramma della disoccupazione». Il governo dovrà farci un pensierino. E decidere il da farsi.
L’EX ILVA SIAMO NOI – «L’ex Ilva siamo noi». Si legge su “La Prealpina”: «Quel migliaio di chilometri che separa la Città Giardino e la sua provincia da Taranto, in realtà, è come se non esistesse. Se i forni dell’ex Ilva dovessero spegnersi, le conseguenze sarebbero pesanti anche per le attività produttive dislocate ai piedi delle Alpi». Sul nostro territorio, le aziende piccole e medie che utilizzano l’acciaio come materia prima nelle loro produzioni sono 3.228, importare la materia prima, farebbe esplodere il costo delle lavorazioni a discapito della concorrenza e della stessa sopravvivenza aziendale (solo l’1,9% del fatturato dell’Ilva è destinato all’export), un incremento dei costi aggraverebbe le condizioni del ciclo negativo in cui stanno operando le imprese dei prodotti in metallo e dei macchinari: è qui che si registra un ristagno della domanda estera (-0,1% nei primi otto mese del 2019) e un forte calo della produzione (nei primi nove mesi del 2019, -3,7% nei prodotti in metallo e -2,3% nei macchinari, cali più accentuati del -1,4% della media del manifatturiero)».
L’”EFFETTO DOMINO” DELL’ECONOMIA – Inutili tanti giri di parole: lo sbriciolamento dell’economia dipende da un’infinità di fattori strettamente correlati fra loro. Tanti attori diversi, tra i quali spiccano gli istituti di credito che con l’avvento della Psd2, la nuova direttiva europea sui servizi di pagamento (è entrata a regime lo scorso 14 settembre), sono chiamati ad una sfida più che impegnativa.
Il punto è questo: da quel mese di settembre, le banche non hanno più il monopolio sulle informazioni contenute nei conti correnti dei clienti, perché i dati appartengono al correntista. E questo significa che il cliente è al centro e – scrive “La Repubblica” – «i ricavi delle banche tradizionali vengono messi nell’angolo». Per la gioia delle banche innovative (Revolut, N26, Starling, Tandem, Atom), delle start up del mondo fintech che possono operare senza licenza bancaria e dei giganti del tech come Facebook, Apple e Google. Che da qui al 2025, alle banche tradizionali, potrebbero sottrarre fino al 20,7% dei loro ricavi. Ma il cedimento sarà dovuto anche ad altro: «All’utente finale, le commissioni sugli strumenti di pagamento costeranno sempre meno perché saranno calmierate; il 3,4% del calo verrà dal fiorire dei pagamenti invisibili, le app, i digital wallett o l’IoT; il restante 1,8% dei ricavi a rischio sarà provocato dall’aumento dell’uso dell’instant payment, regolato da cliente a cliente senza passare più dalle banche». Nel frattempo è arrivato Facebook Pay, e Google nel 2020 lancerà il progetto “Cache”.
Le banche tradizionali si salveranno solo se sapranno rivoluzionare i loro modelli di business, fondendo la finanza con la tecnologia e creando infrastrutture tecnologiche evolute.

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