CONFARTIGIANATO SARDEGNA. Pasta fresca, un tesoro nascosto

Posted By Antonio Alivesi on Apr 13, 2017 | 0 comments


PASTIFICI IN SARDEGNA – 270 aziende nell’isola e oltre 1.300 addetti per preparare culurgionis, panadas, malloreddus e fregula, tipicità tradizionali riconosciute dal Ministero e protette dall’UE. Mameli (Confartigianato): “Puntare su formazione ed export e combattere il lavoro nero”. Un programma per lo “svecchiamento” della figura del pastaio. I dati del rapporto imprese/abitanti: a Morgongiori 1 pastificio ogni 243 persone.

Sono 270 le imprese della pastificazione alimentare in Sardegna che danno lavoro a più di 1.300 persone: una azienda ogni 6.141 abitanti. Nell’isola si concentra il 6,5% di tutte le imprese italiane del settore.

Di queste realtà, ben 222 (l’82%) sono attività artigiane che producono culurgionis, panadas, malloreddus, frégula, semola per cuscus, ravioli, coccoi prena, lorighittas, filindeu ma anche numerosi altri tipi di pasta fresca e secca, tutte eccellenze del food made in Sardegna inserite nell’“Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero delle Politiche agricole e alimentari” oppure tutelate da marchi europei, come accaduto da poco per i culurgionis con l’IGP.

Produzioni sempre più apprezzate dai consumatori, non solo nella nostra regione, ma in tutta Italia e nel mondo, che premiano il “Made in Sardegna” alimentare, forte dei suoi prodotti annoverati all’interno del patrimonio culturale nazionale.

A livello territoriale 88 operano nella vecchia provincia di Cagliari, 86 nell’ex provincia di Sassari, 65 a Nuoro e 31 a Oristano.

Tra i comuni con più pastifici Cagliari e Nuoro con 13, Oristano con 12, Quartu con 9, Sassari 8, Olbia 6, Carloforte, Oschiri e Terralba con 5.

Il paese con il più alto indice popolazione/imprese è invece Morgongiori (OR) con 1 azienda ogni 243 abitanti. Segue Oschiri (OT) 1 attività ogni 664, Tertenia (OG) 1 ogni 972, Jerzu (OG) 1 ogni 1.053 e Carloforte (CI) 1 ogni 1.238. Questi indici dimostrano come le produzioni tipiche locali si siano polarizzate in alcuni comuni come, per esempio Morgongiori per le lorighittas, Oschiri per la panada, Tertenia e Jerzu per i culurgionis o Carloforte per la semola per il cuscus.

Aziende che, sempre più frequentemente, utilizzano prodotti a chilometro zero o certificati bio e che guardano con sempre maggiore attenzione alle esigenze dei consumatori italiani e, soprattutto, di quelli internazionali, notoriamente molto esigenti in fatto di ecosostenibilità delle produzioni.

La produzione pastaia nell’isola è una piccola gemma incastonata in un comparto, quello dell’agroalimentare, che ha potenzialità enormi – afferma Stefano Mameli, Segretario Regionale di Confartigianato Imprese Sardegna questi dati da una parte confermano la vivacità di un settore in grado di resistere alla prolungata crisi economica, alla concorrenza sleale e a mercati di prossimità sempre più asfittici a causa della stagnazione dei consumi interni, dall’altra denunciano carenti visioni di strategia imprenditoriale, per numerose imprese, o non adeguate competenze degli addetti ma anche azioni di marketing insufficienti, packaging inadatti o sistemi di logistica antieconomici”. “In ogni caso – continua Mameli – se il settore regge, è soprattutto merito di tanti piccoli imprenditori che, nonostante le difficoltà, sono riusciti a coniugare tradizione ed innovazione, legame con le produzioni del territorio e apertura verso nuovi mercati”.

Eppure si può fare ancora di più. È sempre maggiore la richiesta di prodotti alimentari sardi ma gli artigiani dell’alimentazione non possono cullarsi sugli allori e devono continuare a investire per conservare e migliorare questo primato.

“Per questo – continua il Segretario di Confartigianato Imprese Sardegna abbiamo in mente percorsi di professionalizzazione della figura del pastaio, oggi di difficile reperibilità sul mercato. Occorre agire sia sulla formazione manageriale degli imprenditori, ma anche sulla preparazione degli addetti e sulla ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Perché se è necessario avere ottime produzioni per poter vendere è altrettanto necessario avere una solida base aziendale e una eccellente preparazione e professionalità”.

Per l’Associazione Artigiana, da parte della Regione, sono urgenti ulteriori incentivi per il miglioramento delle linee di produzione e acquisto di attrezzature innovative, per il sostegno ai servizi connessi come la certificazione dei prodotti, la creazione di siti web e cataloghi al passo coi tempi, le traduzioni o il packaging per i mercati nazionali ed esteri, o per il miglioramento dei canali di distribuzione.

Ma per proteggere il settore – conclude Mameliè indispensabile lavorare, con ancora più forza, contro la concorrenza sleale per sostenere le imprese che lavorano e si sacrificano ogni giorno; infatti ancora troppi abusivi producono in nero – spesso in casa – infischiandosene delle leggi, della sicurezza sul lavoro, della salubrità delle produzioni e, soprattutto, non pagando le tasse”.

Per Confartigianato Sardegna, il mondo delle paste alimentari rappresenta un vero e proprio tesoro che l’Associazione è impegnata a difendere da contraffazioni, frodi e violazioni di legge, pericoli che crescono esponenzialmente in prossimità delle feste.

 

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