Coronavirus: come gestire impresa, collaboratori e assenze

Posted By Daniela Montalbano on Mar 2, 2020 | 0 comments


Giorno dopo giorno, si resta incollati a cellulare, tv e radio. Le informazioni si sommano, si amplificano e si diffondono. Si è spettatori di un qualcosa che si conosce ancora poco.

Il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini. Dentro e fuori le mura domestiche; dentro e fuori gli ambienti di lavoro. Quali le precauzioni e le misure che devono adottare gli imprenditori per prevenire la diffusione del contagio da Covid-19? Eccole:
informare i propri collaboratori attraverso poster, mail informative e istruzioni sul rischio reale. L’obiettivo è quello di preservare l’integrità fisica e morale dei propri dipendenti tenendo sotto controllo inutili allarmismi. Fondamentale l’adeguamento alle misure introdotte dalle Regioni colpite dal virus (Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Trentino), dal governo e dall’Organizzazione mondiale della sanità:- lavarsi frequentemente e accuratamente le mani, fare attenzione all’igiene delle superfici, – evitare contatti stretti con persone che presentano sintomi.

Il datore di lavoro deve installare, in azienda, erogatori di gel antibatterici e dotare sé stesso e i propri collaboratori di guanti o mascherine protettive, i collaboratori che presentano sintomi del virus, che hanno problemi respiratori, febbre o che vivono a stretto contatto con persone che hanno sintomi simili, devono restare a casa. Il consiglio è quello di contattare immediatamente il proprio medico di base,per le riunioni aziendali e i corsi di formazione si devono usare gli strumenti informatici; le comunicazioni devono avvenire via-mail o con telefono.

Le trasferte di titolare e dipendenti devono essere limitate il più possibile se non annullate (in questo caso nelle zone a rischio e in quelle dichiarate dalle autorità off limits), maniglie delle porte, telefoni fissi, pulsanti, tastiere, schermi e mouse dei pc devono essere sanificati diverse volte in un giorno. Sanificare, se possibile, anche i filtri delle strutture di aerazione ed effettuare ricambi d’aria all’interno degli uffici e di tutte quelle zone dove sono presenti i lavoratori,dotare l’azienda di bidoni per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti da aprire con pedale, in strutture ove è possibile, utilizzare lo smart working (lo prevede il decreto emanato dal governo il 23 febbraio), il numero di persone presenti contemporaneamente nelle mense aziendali deve essere il più basso possibile; la distanza tra una persona e l’altra deve essere almeno di 1 metro, per quanto riguarda le lavoratrici in gravidanza, il datore di lavoro dovrà adottare misure specifiche per la loro incolumità.

LA SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA – Nel caso in cui si sia in presenza di casi sospetti, il datore di lavoro ha l’obbligo di sospendere l’attività lavorativa:
– per i collaboratori che hanno avuto contatti stretti e continuativi con casi confermati di malattia infettiva diffusiva COVID-19,
– per i collaboratori che, negli ultimi 14 giorni, sono rientrati in Italia dopo aver soggiornato in Cina, nelle aree interessate dall’epidemia.

Nei casi in cui sia impossibile riprendere l’attività lavorativa, il datore di lavoro può ricorrere alla Cassa Integrazione Ordinaria, concessa dall’INPS a “situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali”

LE ASSENZE DAL POSTO DI LAVORO – Sono cinque le tipologie di assenza che si devono prendere in considerazione di fronte al contagio da Coronavirus:
1) Assenza in seguito a ordinanza di pubblica autorità – In questo caso, i dipendenti delle aziende non possono recarsi al lavoro (causa indipendente dalla loro volontà) perché c’è il divieto di lasciare la propria abitazione al fine di tutelare la salute delle persone. L’assenza è retribuita e l’azienda può fare ricorso alla Cassa integrazione o, se possibile, allo smart working con un accordo “one to one” tra il datore di lavoro e il dipendente.
2) Assenza per sospensione dell’attività aziendale – Per contenere il diffondersi del virus, è possibile vietare l’accesso ad aree geografiche definite o decidere per la sospensione delle attività lavorative per le imprese e/o la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata, anche se quelle stesse attività lavorative si svolgano fuori dal comune o dall’area indicata. Anche in questo caso il collaboratore ha diritto alla retribuzione e l’impresa può fare ricorso alla Cassa Integrazione.
3) Assenza per quarantena obbligatoria – La quarantena comporta l’assenza del lavoratore interessato. In questo caso, la situazione dovrà essere gestita in base al Ccnl applicato. L’assenza del lavoratore, quindi, dovrà essere gestita secondo le “previsioni, di legge e contrattuali, che riguardano l’assenza per malattia, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro”.
4) Assenza per quarantena volontaria – Riguarda coloro che sono entrati in Italia da una zona di rischio così come identificata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il caso deve essere segnalato immediatamente all’autorità sanitaria competente, al fine di poter adottare la misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva. Si tratta di un “comportamento di oggettiva prudenza che risponde alle prescrizioni della normativa d’urgenza”.
5) Assenza per paura del contagio – Non è una ragione sufficiente per assentarsi dal luogo di lavoro. In questo caso l’assenza è da ritenersi “ingiustificata” e, di conseguenza, possono scattare quei provvedimenti disciplinari che possono portare anche al licenziamento.


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