«Cosa succede se…?»: domande (e risposte) per odontotecnici 4.0

Posted By Antonio Alivesi on Giu 7, 2018 | 0 comments


I laboratori odontotecnici vanno a caccia di nuove tecnologie. Le studiano, le provano e le adottano: così si trasforma un lavoro che, da sempre, è lo specchio della precisione al micron. Ma quali sono le domande che si fanno i professionisti di questo settore quando si parla di digitalizzazione?
Lo abbiamo chiesto a Giorgio Tagliabue, titolare del laboratorio “Giemme 4.0”.

Quali sono le nuove tecnologie più adatte ad un laboratorio odontotecnico?
Non ci sono macchine «elette», ma è importante possedere tecnologie d’avanguardia: stampanti 3D SLA stereolitografia, SLS sinterizzazione e scanner da impronta sono le più utilizzate. Ogni tecnologia soddisfa un’esigenza particolare.

Il loro acquisto prevede agevolazioni fiscali?
Sì: iper ammortamento, bonus digitale e Legge Sabatini sono gli strumenti messi a disposizione per chi vuole investire nelle nuove tecnologie.

L’utilizzo del digitale aiuta l’odontotecnico nel rapporto con l’odontoiatra?
Sì, anche se non tutti i dentisti sono pronti alle nuove tecnologie. Lo scanner intraorale, per esempio, è uno strumento che manca ancora in alcuni studi. In questo caso è il laboratorio odontotecnico che può diminuire il gap tra lo studio dentistico e la mancanza del digitale.

Quali sono i vantaggi del digitale nel lavoro dell’odontotecnico?
La curva di apprendimento sulle nuove macchine è abbastanza lunga e non migliora subito la precisione. Facendo però leva sulla formazione continua e sulla pratica, si può ottenere una qualità costante nel prodotto e i tempi di produzione si possono standardizzare. Senza però rinunciare all’esperienza manuale del tecnico. Il mix tra le due cose porta a migliorare i risultati.

Le nuove tecnologie abbattono costi e tempi di lavorazione?
Partiamo dai tempi prendendo ad esempio un ponte classico in metallo-ceramica: con le tecnologie digitali, in due giorni il pezzo è lavorato perché i passaggi per la realizzazione sono più che dimezzati. Possiamo affermare che sono un terzo di quelli richiesti dalle procedure tradizionali. In totale, considerando i tempi morti, si può risparmiare un’intera settimana.

E i costi?
Bisogna essere chiari: come tutti i nuovi investimenti, anche le nuove tecnologie non abbattono subito i costi di produzione. Nel laboratorio “Giemme 4.0” l’investimento in nuove tecnologie è stato di 60mila euro, ma ogni tre o quattro anni gli investimenti devono essere rinnovati perché i software vengono superati dall’avanzamento della ricerca. Uno scanner che si è acquistato dieci anni fa, oggi probabilmente è in cantina. Una cosa è certa: il digitale aiuta a diminuire i prezzi.

L’occupazione ne beneficia?
Sì: grazie alle nuove tecnologie si può dare una spinta anche all’occupazione. Lo studio “Giemme 4.0” ha rinnovato il suo organico con l’assunzione di un collega cinquantenne con esperienza enorme (Tiziano Carella) e due ragazzi giovani: Michele ha diciannove anni ed è in apprendistato, mentre Mattia è un ventiseienne che è diventato socio del laboratorio.

Il rapporto tra giovani e nuove tecnologie?
Quando entrano in laboratorio i ragazzi non hanno esperienza, hanno poca manualità ma sono molto, molto bravi con il digitale. E questo è un valore. Il laboratorio cresce proprio grazie a questa continua collaborazione tra vecchie e nuove leve. Insieme nasce il vero «odontotecnico 4.0».

 

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