Il decreto anti-virus: smart working, distance learning e la regola del metro di distanza

Posted By Daniela Montalbano on Mar 4, 2020 | 0 comments


Il decreto del governo varato il 1° marzo per fronteggiare l’emergenza Covid-19, divide l’Italia in quattro fasce. E proprio pensando alla sicurezza nazionale, prende il via da una decisione incontrovertibile: le misure statali hanno validità assoluta. Di conseguenza, inutile tentare – da parte dei Comuni – l’adozione di eventuali misure che risulterebbero, automaticamente, inefficaci. Le disposizioni resteranno valide fino all’8 marzo.
Per quanto riguarda le misure a sostegno di imprese e cittadini, il governo sta lavorando ad un ulteriore decreto che dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri nei primi giorni della prossima settimana.
Cosa accade nelle quattro zone, dagli articoli del Corriere della Sera e della Stampa:
La prima – Qui ci sono gli 11 Comuni della zona rossa: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini (in Lombardia) e Vo’ Euganeo (in Veneto)La seconda – Interessa Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna con le provincie di Pesaro-Urbino e SavonaLa terza – Riguarda le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e CremonaLa quarta – Interessa tutta l’Italia
Scuole – Si è deciso per un’ulteriore settimana di stop (fino all’8 marzo) delle lezioni in asili, scuole e università in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia e nelle province di Pesaro-Urbino e Savona (a parte quest’ultima, in Liguria le lezioni riprendono mercoledì). Per quanto riguarda il Piemonte, fra pochi giorni si saprà il da farsi.
Musei – Musei, istituti e luoghi di cultura sono sì aperti al pubblico, ma con l’osservanza di alcune regole fondamentali: assicurare modalità di fruizione contingentate, evitare assembramenti, rispetto della distanza di almeno un metro tra i visitatori (droplet).
Comprensori sciistici – La riapertura è stata assicurata dietro richiesta di Regione Lombardia. Però, anche in questo caso l’attenzione deve essere più che mai alta: nelle funicolari, funivie e cabinovie ci deve essere un massimo di persone pari a un terzo della capienza.
Chiese e cinema – Grandi eventi, cinema, spettacoli teatrali, discoteche e cerimonie religiose (comprese le processioni) erano già stati sospesi. E lo sono ancora. Sui luoghi di culto è stata inserita una postilla: resteranno aperti, ma a condizione di evitare assembramenti di persone. Anche in questo caso, si deve garantire la distanza di un metro.
Bar e ristoranti – In Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna (più le province di Pesaro-Urbino e Savona) ristoranti, bar e pub potranno svolgere le loro attività a condizione che il servizio sia espletato per i soli posti a sedere.

Inoltre, considerate le dimensioni e le caratteristiche del locale deve sempre essere assicurata la regola della distanza di almeno un metro.
Centri commerciali e negozi – Evitare assembramenti e distanza di almeno un metro: le dure gole auree del decreto anti-virus sono queste. Per le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona, si è disposta la chiusura – per le giornate di sabato e domenica – delle medie e grandi strutture di vendita degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati. Ne sono esclusi, ovviamente, le farmacie e le parafarmacie, e i punti vendita di generi di prima necessità (alimentari).
Piscine e palestre. Da questa misura ne sono interessate solo la regione Lombardia e la provincia di Piacenza: fino all’8 marzo, sono sospese tutte le attività in palestre, centri sportivi, centri natatori, centri benessere, centri termali e piscine.
Attenzione: per centri benessere si intendono gli erogatori delle seguenti attvità: gestione di bagni turchi, saune e bagni di vapore, solarium, centri per snellimento e dimagrimento, centri per massaggi, centri per cure antifumo.
Sono esclusi da questo provvedimento, di contro, gli istituti di bellezza che svolgono attività di servizi di estetista, trattamenti al viso e di bellezza, trucco. In questo caso le attività possono proseguire senza limitazioni.
Misure per l’Italia – Sono due quelle che potrebbero introdurre un cambiamento valido anche per il futuro:
Lo smart working. E’ disciplinato dalla legge 81/2017 e prevede la possibilità, per il lavoratore, di «svolgere la sua prestazione senza vincoli di orario o di luogo, usando strumenti tecnologici, in parte all’interno dei locali aziendali, in parte all’esterno, senza una postazione fissa, con i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale stabiliti dalla legge e dal contratto collettivo», scrive il Sole 24 Ore. Che ricorda i dati del 2019 dell’Osservatorio della School of management del Politecnico di Milano: «In Italia, hanno fruito dello smart working 570mila lavoratori, in crescita del 20% rispetto al 2018. Le grandi aziende che lo applicano sono 58 su 100. Nelle Pmi, i progetti strutturati sono solo il 12%. Il 51% di queste realtà si dice disinteressato all’implementazione del lavoro agile». Secondo il Politecnico, i vantaggi dello smart working sono da prendere in seria considerazione: «Aumenta la produttività (un incremento di circa 13,7 miliardi di euro), si tutela l’ambiente (una giornata di smart working alla settimana fa risparmiare per ogni lavoratore 135 Kg. di Co2) e si è più soddisfatti (effetti positivi sulla conciliazione tra vita privata e lavorativa)».Il distance learning. Lo ricorda il Corriere della Sera: «Dopo i Mooc (Massive online open courses) e dei nuovi business model, ci si stava dimenticando dell’importanza del digitale nella didattica». Che permette di personalizzare l’offerta formativa e, ai docenti, di avvicinarsi «ai bisogni didattici di ciascuno studente. Anche per favorire, nei giovani, lo sviluppo delle cosiddette soft skills: le capacità di ascolto, comunicazione de empatia».
Confermata la sospensione delle gite scolastiche fino al 15 marzo.Restano aperti i concorsi pubblici, anche se dovranno essere adottate tutte le misure per evitare eventuali contatti.Chi ha fatto ritorno dalla Cina, a partire dal 14 febbraio, o chi ha visitato e attraversato i luoghi della zona rossa in Lombardia e Veneto, deve comunicarlo obbligatoriamente alla propria Asl.
Nelle pubbliche amministrazioni, dovranno essere a disposizione di tutti le soluzioni disinfettanti e le aziende di trasporto pubblico dovranno sanificare i mezzi.
Misure igieniche – Possono anche sembrare elementari, ma è meglio non dimenticarsene: lavarsi spesso le mani (in tutti i luoghi di aggregazione, devono essere presenti soluzioni idroalcoliche); evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico; pulire le superfici con disinfettanti a baso di cloro e alcol; usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate.

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